Una mostra fotografica a Roma per raccontare gli effetti del riscaldamento globale ai quattro angoli del pianeta. Le hanno scattate i fotoreporter del collettivo Noor che hanno girato i quattro angoli della Terra per ritrarre il cambiamento del clima. "Riscaldamento globale" è un'espressione astratta e lontana; basta un'ondata di freddo come ne abbiamo avute quest'inverno e ci viene da pensare che sia tutta una balla. Ma non è così per i Nenet della Siberia, ritratti da Yuri Kozyrev: i pascoli delle renne diventano acquitrini, l'estrazione del gas li scaccia dal loro territorio ed essi rischiano l'estinzione. Non è così, qualche migliaia di chilometri più a sud, all'Equatore, per gli isolani delle Maldive, la nazione che ha la minor altitudine al mondo ed è sul punto di venir sommersa dall'innalzarsi delle acque oceaniche (foto di Francesco Zizola). La ricerca dei nove fotografi di Noor testimonia che è tutto vero. Noi stiamo, con le nostre mani, distruggendo il pianeta di cui dovremmo essere i custodi. Guardate la foresta amazzonica trasformata in una landa desolata (Kadir van Lohuizen), gli Inuit della Groenlandia senza più ghiaccio (Stanley Greene), il paesaggio di morte delle miniere di carbone polacche (Pep Bonet) o di quelle di rame negli Urali (ancora Kozyrev). Guardate soprattutto le immagini che vengono dall'Africa, dal Darfur sudanese, dove una guerra scatenata dal clima è già in corso, secondo la denuncia del segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon: gli allevatori contendono pascoli sempre più magri ai coltivatori. È in questo continente che la crescente scarsità delle risorse naturali annuncia le maggiori catastrofi. A raccontarlo sono le immagini, il linguaggio silenzioso ma universale della fotografia. Il lavoro dei reporter di Noor, iniziato nel 2009 è ancora in corso. La mostra "Consequences" è alla galleria 10b Photography di Roma, via San Lorenzo da Brindisi 10b, dal 16 aprile al 27 maggio. Per una preview delle immagini su Repubblica.it