Luglio 2026 è il mese più caldo mai registrato in Toscana dal 1955, probabilmente il più caldo degli ultimi secoli. Questo uno dei dati salienti della conferenza stampa che si è svolta questa mattina al LaMMA dove Francesco Meneguzzo, nuovo commissario del LaMMA ha presentato i primi dati di questa lunga e rovente estate. Il bimestre giugno-luglio secondo solo al 2003, Toscana nella quarta ondata di calore dell'estate Il bimestre giugno-luglio si colloca al secondo posto nella serie storica, superato solo dal 2003 - ma l'estate non è finita, e agosto non è cominciato all'insegna del fresco: siamo nel pieno della quarta ondata di calore della stagione, che dovrebbe proseguire almeno fino al prossimo fine settimana. A questo si aggiunge un altro dato fuori norma: a Firenze le temperature hanno superato i 36 °C in 27 giorni, praticamente uno su due, e altrettante sono state le notti tropicali, con minime mai scese sotto i 20 °C. Numeri che si inseriscono in una tendenza già nota delle ultime estati, segnate dall'impronta del cambiamento climatico: le ondate di calore sono oggi quasi quadruplicate rispetto al passato. Questi dati sono stati presentati questa mattina dal Consorzio LaMMA nella propria sede di Sesto Fiorentino, insieme agli strumenti scientifici a disposizione per l'adattamento climatico. Alla conferenza stampa erano presenti il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, l'assessore all'Ambiente David Barontini, il consigliere regionale Luca Rossi Romanelli, Beniamino Gioli, direttore dell'Istituto per la BioEconomia del CNR, e Francesco Meneguzzo, commissario straordinario del Consorzio LaMMA. La temperatura media regionale del bimestre è stata di 25,6 °C, contro i 26,2 °C del 2003. «Il dato che colpisce non è soltanto il picco, ma la durata: quando il caldo persiste anche nelle ore notturne si aggravano gli effetti sulla salute, sul lavoro e sulla vivibilità delle città. Il compito del LaMMA è trasformare dati, previsioni e scenari in strumenti utilizzabili dalla Regione e dagli enti locali, perché possano prepararsi e intervenire per tempo» ha dichiarato Francesco Meneguzzo, commissario straordinario del Consorzio LaMMA. Quanto durerà l'attuale ondata di caldo? La nuova fase di caldo farà salire ulteriormente questi conteggi. Secondo l'aggiornamento del 3 agosto, l'anticiclone subtropicale continuerà a prevalere almeno fino a venerdì 7 agosto, con massime tra 38 e 40 °C nelle zone interne della Toscana e minime diffusamente superiori a 20 °C. La fase calda, stimata complessivamente in 11-12 giorni, dovrebbe attenuarsi solo parzialmente tra l’8 e il 9 agosto e in particolare nel Nord Italia. Le ultime informazioni indicano infatti che dall’11 agosto l’anticiclone africano tornerà a rinforzarsi con temperature che rimarranno sopra la media, probabilmente senza raggiungere i valori estremi di questi giorni. Nel passaggio verso condizioni atmosferiche più instabili possono svilupparsi temporali intensi e molto localizzati. LaMMA sta accelerando un'attività di ricerca già avviata sulla loro previsione probabilistica: l'obiettivo per l'autunno 2026 è integrare nella catena previsionale interna un primo prototipo sperimentale che stimi, per macroaree della Toscana e finestre di sei ore, la probabilità di fulminazioni nelle successive 48 ore. Il sistema combinerà variabili dei modelli meteorologici e osservazioni dei fulmini mediante tecniche statistiche e di machine learning: sarà uno strumento aggiuntivo per i previsori, non un sostituto dei modelli fisico-matematici, e le sue prestazioni saranno confrontate sistematicamente con i casi osservati prima di ogni eventuale rilascio operativo. Chi rischia di più: salute, lavoro e territorio Il caldo estremo diventa rischio quando si combina con l'esposizione e la fragilità delle persone. Worklimate, progetto INAIL coordinato dal CNR-IBE con la partecipazione del LaMMA, fornisce previsioni automatiche sperimentali fino a tre giorni per profili standard di lavoratori, differenziati per esposizione al sole o all'ombra e intensità dell'attività fisica, sulla base dell'indice WBGT. È uno strumento di primo orientamento, da integrare con le condizioni effettive del luogo di lavoro e con la valutazione aziendale del rischio: nel 2025 le mappe Worklimate sono state utilizzate come riferimento nelle ordinanze anti-caldo in 18 Regioni. In Toscana, la collaborazione IRPET-LaMMA sta sviluppando mappe integrate per alluvioni, ondate di calore e siccità, combinando pericolo, esposizione e fragilità demografiche, sanitarie, socioeconomiche e ambientali. Per il caldo sono considerati lo stress termico, la distribuzione della popolazione, le caratteristiche dell'ambiente costruito e l'accesso a luoghi freschi: le mappe mostrano non soltanto dove il fenomeno può essere più intenso, ma dove può produrre gli impatti maggiori. Città più fresche: nelle simulazioni oltre 4 °C in meno Un esempio concreto viene da Mirificus, progetto coordinato dal CNR-IBE con ISPRA e finanziato dall'Agenzia Spaziale Italiana. Nello scenario simulato per l'area Mercafir-Piazza Artom di Firenze, la combinazione di nuove alberature, spazi verdi e superfici che accumulano meno calore ha prodotto, rispetto alla situazione attuale, una riduzione simulata superiore a 4 °C fra le 9 e le 15 e intorno a 2-2,2 °C nella media giornaliera. Il webGIS gratuito del progetto mette a disposizione, per ogni Comune italiano, mappe e indicatori sulle temperature superficiali, il consumo di suolo e la presenza di verde: una base per localizzare le priorità e confrontare gli effetti degli interventi. Il messaggio non è piantare alberi ovunque, ma progettare il verde come un'infrastruttura, quartiere per quartiere: specie e disposizione devono essere coerenti con microclima, suolo, disponibilità idrica, ombreggiamento, ventilazione, allergenicità e manutenzione. Vanno considerate anche le emissioni naturali delle piante: alcuni composti organici volatili biogenici, fra cui l'isoprene, in presenza degli ossidi di azoto del traffico e di forte irraggiamento possono favorire la formazione di ozono e aerosol organico secondario, componente del particolato fine. LaMMA e CNR possono integrare meteorologia, osservazioni satellitari, competenze forestali e chimica dell'atmosfera per supportare piani del verde realmente efficaci. Mare e costa: dal monitoraggio ai gemelli digitali Le analisi satellitari disponibili al 31 luglio indicano punte prossime a 30 °C in alcuni settori del Tirreno. Valori così elevati sottopongono gli ecosistemi marini a forte stress: un mare molto caldo non genera da solo eventi estremi, ma può fornire ulteriore calore e umidità quando la configurazione atmosferica favorisce precipitazioni intense. Nell'ambito di AMIS, progetto transfrontaliero di cui LaMMA è capofila, il partenariato sta sviluppando prototipi digitali integrati, i cosiddetti "gemelli digitalI" per consultare dati e analizzare scenari costieri. Il dimostratore di Marina di Massa consente di esplorare le aree potenzialmente interessate dalle mareggiate in relazione a eventi e scenari climatici selezionati. A questo si affianca l'Atlante del Rischio Costiero, già online sul geoportale LaMMA, che raccoglie informazioni su erosione, instabilità della costa alta e pericolosità da mareggiata per diversi tempi di ritorno e scenari di fine secolo. Scenari climatici ad alta risoluzione: dati locali per programmare Le previsioni meteorologiche descrivono ciò che può accadere nei prossimi giorni; per programmare gli interventi servono anche scenari sui prossimi decenni, che non indicano il tempo di un singolo giorno futuro ma come possono cambiare caldo, siccità, piogge intense e altri indicatori decisivi per il territorio. Fra le linee che LaMMA propone di sviluppare vi sono simulazioni climatiche orarie su una griglia di 2,5 km sull'Italia, per periodi selezionati fino alla fine del secolo, basate sul modello regionale RegCM5, sviluppato e mantenuto dall'ICTP di Trieste. Le simulazioni del clima passato saranno confrontate sistematicamente con le osservazioni: i risultati potranno alimentare, in prospettiva, studi di impatto socioeconomico, agricolo, forestale e urbano insieme a IRPET, CNR e Università di Firenze. Dai dati alle decisioni della politica «L'adattamento comincia prima dell'emergenza: significa capire quali persone e quali territori sono più esposti, progettare interventi adeguati e misurarne i risultati. La forza del LaMMA è offrire alla Toscana un quadro conoscitivo comune, dalle previsioni dei prossimi giorni agli scenari dei prossimi decenni» ha concluso Meneguzzo. Alla conferenza sono intervenuti anche il presidente Giani e l'assessore Barontini, che hanno collegato i dati presentati dal LaMMA alle politiche regionali in corso. Giani ha ricordato che a inizio settembre la Giunta presenterà una legge sulla rigenerazione verde, con investimenti su piantumazioni e nuovi spazi verdi nelle città, e ha richiamato gli interventi in corso su invasi e laghetti - da Bilancino a Montedoglio - per fronteggiare la siccità. «Sono sempre più probabili fenomeni estremi: il sistema degli Alert deve funzionare molto bene», ha dichiarato il presidente, sottolineando il ruolo degli strumenti previsionali del Consorzio a supporto della Regione. Barontini ha collegato i dati LaMMA alle politiche di adattamento della Regione, dal futuro Masterplan della costa agli investimenti su qualità dell'aria e mobilità sostenibile. «Programmare sulla base di dati scientifici affidabili significa costruire territori e comunità più resilienti», ha dichiarato l'assessore all'Ambiente.