Dalla scienza all’azione: come SEAsteMAR sta tracciando la rotta per un mare più sicuro e resiliente
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Dalla scienza all’azione: come SEAsteMAR sta tracciando la rotta per un mare più sicuro e resiliente Mare

Il 26 febbraio 2026, le sale del Museo di Storia Naturale di Livorno sono diventate il fulcro di un dibattito vitale per il futuro delle nostre coste. Con il workshop intitolato "Il mare che cambia: Osservare, capire e agire con SEAsteMAR", ricercatori, amministratori e operatori del mare si sono riuniti per affrontare una realtà ormai innegabile: il Mar Mediterraneo sta mutando rapidamente sotto la spinta dei cambiamenti climatici e delle attività umane.


Una rete per un mare in trasformazione

Il progetto SEAsteMAR, un’iniziativa transfrontaliera che vede la collaborazione tra Italia e Francia, nasce proprio dall'esigenza di non farsi trovare impreparati di fronte a queste mutazioni. Non si tratta solo di raccogliere dati, ma - come sottolineato da Carlo Brandini del Consorzio LaMMA - di costruire una vera e propria "maglia connessa", come  di monitoraggi e modelli predittivi capaci di garantire la sicurezza della navigazione e, al contempo, la preservazione degli ecosistemi.

In un territorio come quello livornese, dove il traffico portuale commerciale e turistico è intenso, la sfida è trovare un equilibrio con la straordinaria biodiversità del Santuario Pelagos, un'area marina protetta che oggi è considerata un vero "hotspot" del cambiamento climatico. Proprio su questo punto è intervenuta Giovanna Cepparello, assessora all’Ambiente del Comune di Livorno, sottolineando come la frammentazione istituzionale sia il primo ostacolo da superare: "Nessuna istituzione da sola può affrontare queste sfide, la collaborazione è la chiave per trasformare la scienza in coscienza e poi in azione". L'assessora ha poi rimarcato quanto sia cruciale che la politica sappia guardare oltre l'immediato: "La politica è sempre concentrata sul qui e ora ed è sempre più difficile stabilire delle strategie, ma allo stesso tempo dovrebbe essere in grado di stabilire delle strategie a lungo termine. È importante, anzi fondamentale, stabilire delle connessioni fra scienza e politica".

“Il mare è un bene comune e la sua tutela richiede responsabilità condivisa", afferma Barontini, assessore all'ambiente di Regione Toscana; "Prevedere significa poter prevenire: integrare osservazioni, modelli e innovazione tecnologica è una scelta strategica per proteggere le nostre coste, la biodiversità e l’economia del mare. E’ importante rafforzare proprio questa capacità, investendo nella conoscenza come base delle decisioni pubbliche, trasformando i dati scientifici in azioni concrete, sostenendo la collaborazione tra ricerca, istituzioni e territori per rendere i nostri ecosistemi più resilienti.”

La scienza al servizio dell’operatività

Uno degli aspetti più innovativi di SEAsteMAR è il superamento del confine tra ricerca pura e applicazione pratica. Come evidenziato da Francesca Giannoni di ARPA Liguria, il cuore del progetto risiede nella "sinergia tra enti scientifici e operativi". Questa collaborazione permette di tradurre lo studio delle correnti, delle temperature e dell'acidificazione delle acque in strumenti concreti per chi il mare lo vive e lo gestisce ogni giorno, come la Guardia Costiera.

Paola Tepsich della Fondazione CIMA ha ulteriormente approfondito questo concetto di interconnessione, spiegando che "è molto importante costruire una rete vera", poiché nello spazio marino settentrionale "sono presenti sia zone portuali che aree marine protette". In questo contesto, "non basta più pensare solo alla prossimità, ma occorre una visione sistemica che consideri l'intero bacino.”

 

Le nuove fragilità: dai giganti del mare alle microplastiche

Le sessioni scientifiche hanno dipinto un quadro complesso delle sfide ambientali attuali. Un tema centrale è stato quello del rischio di collisioni tra imbarcazioni e grandi cetacei, come balenottere e capodogli, specie simbolo del Mediterraneo ma sempre più minacciate dal traffico navale nelle loro aree di alimentazione.
Ma il cambiamento non riguarda solo i grandi mammiferi. I ricercatori del CNR e delle Università di Pisa e Siena hanno illustrato fenomeni meno visibili ma altrettanto preoccupanti:

  • Inquinamento chimico e "Marine Litter": Si è discusso della persistenza di inquinanti come il DDT e dei meccanismi di biomagnificazione, oltre che del problema delle microplastiche che affligge il Santuario Pelagos.
  • Riscaldamento e Acidificazione: L'aumento della CO2 disciolta e delle temperature oceaniche sta portando a cambiamenti radicali negli habitat.
  • Nuovi abitanti: Un esempio emblematico è la crescente presenza della tartaruga Caretta caretta sulle coste toscane. Un fenomeno che, come notato da Antonio Melley (ARPA Toscana), non è di facile interpretazione: l'invasione di queste specie è un segnale positivo di espansione o un sintomo di uno squilibrio ecologico più profondo?

 

Conclusione: una rotta condivisa verso il 2027

L'evento di Livorno ha confermato che la protezione del mare non può prescindere da una modellistica all'avanguardia e da una comunicazione costante tra chi produce il sapere scientifico (come il Consorzio LaMMA o l'Università di Siena) e chi deve prendere decisioni politiche. SEAsteMAR continuerà il suo percorso con l'obiettivo di consegnare ai territori strumenti di allerta in tempo reale e protocolli condivisi che rendano il Mediterraneo sicuro per l’uomo e allo stesso tempo ospitale per le specie marine che lo abitano.
 

foto dell'evento del 26 marzo 2026

Un momento dell'evento del 26 febbraio 2026